fiori per sbaglio in un campo di grano
E' sui ciottoli lucidi
della strada più antica
che si consuma una sera
dove la panca s'improvvisa
per conciliare quell'atmosfera
che la stessa aria respira
mentre il mondo si trucca
dal venerdì per maschera
una storia ci racconta
parole cadono sulle altre
senza che il contenuto
sia da parte imprigionato
e dalla giacca donata
perchè la notte pungeva
si solleva la copertina
nel saluto che guarda timido
esplode un calore
che trema di meraviglia
Ho ferito la vita
con le mie suggestioni
per quell' incespicare
sui punti di sospensione
sono un soldato
che macina salari
senza sapere il fiore
che forma i lampadari
piano tuono dentro
dov'è difficile ascoltare
il vero che rappresento
non porta un temporale
salgo sopra al vento
sulle spalle d'un aquilone
per fuggire da fermo
per provare emozione
aspetto la coincidenza
che piove con la luna
e ritrovarmi lo stesso
al punto di partenza
Non scorre più
quel fiume
vicino le palpebre,
per una colpa
che sgrida ancora
ad ogni ruga
quand'ero ragazzo,
e non cancella
quell'unico rimorso
come ossessione
le mani nella sabbia,
mentre sogno odori
che siano diversi
dal mio pensiero,
il tempo lento
con la pena
scherza immobile,
e non serve
come ragione
alcun pentimento,
sono seppellito
senza morte
con la fantasia,
e con vuota ironia
gioco a scacchi
con quel cielo
Ostento noia nel vuoto
cercando la tua mano accanto
il sogno è pallido,
ma qualcosa che stringe l'avverto
porto lontano me stesso,
nel gesto fortuito d'un petalo
il cielo è pianto,
di tutte le ombre l'oceano
il domani che lascio è solo,
dentro di te io spazio
C'è un letto vuoto
a due passi dalle stelle
dove la condensa
copre quei giorni
che scivolano lievi
nella tua assenza
muto è il suono
del mio nome
che strida nelle corde
di un pallido cuore
che fin dentro al sangue
appartiene a quella voce
sotto la montagna
semplice è il baratro
che lesto si avvicina
quando trovi l'appiglio
nella mano protesa
dell'amico d'infanzia
quelle distanze cresciute
in sentieri diversi
li credevi nodi sciolti
ma un cambio di pelle
non segna un rapporto
che memoria sostiene
nei suoi brevi consigli
leggi quadri vissuti
e ferite inghiottite
questo gesto va oltre
le amarezze versate
per poesia che finisce
Puntuale come uno sbaglio
scrivo nel vento,
le altre verità
svestite d'orgoglio
parole di stagnola
celate nella pietra,
si muovono al verso
indirizzo sconosciuto
segnali d'una passione
lanciati fuori tempo,
coriandoli a natale
o riso a un funerale
dentro buii orizzonti
tutti i treni persi,
quelle unghie distanti
morsicate sott'acqua
ma da quel nuovo sorriso
rivolto ad un altro,
troverai tra la polvere
le mie spine appassite
L' odore è rancido
tre pasti un lusso,
compagni di attese
in quel cupo salone,
dove unisce il terrore
di non disturbare
Il dolore è scordare
i pensieri migliori,
quegli stessi cari
del futuro cortese,
nel dorato soggiorno
d'un saluto saltuario
Un calore immaginato
tra gli oggetti sbiaditi
in un tesoro d'armadio,
dove la sera prego
il bene incondizionato
dall'anticamera del cimitero
E' facile ingannarsi
nel mondo muto
del ventilatore
dietro l'eco
ormai distante
d'emozioni vissute
Parole mai scritte
intinte nel sangue
di sognate pergamene
dentro la bottiglia
l'amica della sera
confida nessuna risposta
Nella mente lucida
è l'indifferenza
che paura terrorizza
vedersi cambiare
come le stagioni
immobili senza polvere
Lungo il percorso
costruito da altri
noi stessi sconosciuti
ondeggia l'estate
nei panni stretti
d'un cantastorie
Ricordi quel filo
univa due vuoti,
un passato silenzio
e dei buoni consigli
Sognavi l'India,
e i suoi odori,
mentre la mia vita
prendeva la tua forma
Ridevi negli occhi
senza abbassarli,
paura e coscienza
non avevano invito
Lo chiamo profumo
anche senza sentirlo,
non ha un nome,
ma il tuo sorriso
Rimbocco le labbra
sotto la lingua
nel nuovo rinnovo
del pensiero incompreso
acceso da un sostantivo
dal suo eco ucciso
stretto nella mano
quel tracciato stempiato
stanco d'un sentimento
finalmente calmo
tornato sui gesti
che abbiamo scordato
t'ho presa in saldo
il mio unico acquisto
Seduto su me stesso
mi racconto,
come l'amore non ha contrario
cerco il motivo del disagio,
ma resto solo,
dentro un lamento cronico
volgo distante lo sguardo,
oltre il cerchio,
un mondo ormai ostico
trovo nell'essere diverso
il coraggio,
dove il respiro è capovolto
è quando vedi le rughe sulle lacrime
che distingui nel male un salvagente
e stendi i giorni ad asciugare
sugli anni persi, a ricordare,
un attimo che fosse diverso
pezzo di vita, come macchina da presa,
il mondo che gira sulla bobina
e ascolta le immagini per non sentire
il suono delle parole care
così vere, quasi inventate,
scivola dal naso al cuore
senza battito di direzione
eppure va, sulle punte dell'abisso,
verso un nuovo che non conosce
ad aspettare il suo niente,
niente, e dintorni
Cucire le due estremità
nel mezzo d'un respiro,
tra invidia e pietà
sospesi sul filo di voce
a guardare il niente dietro il vestito
è maggio che dona al vento
il polline di un fiore finto,
la miglior tattica dell'istinto
e contare i resti del brivido,
un bacio che il tempo si concede
Prego il coraggio d'uscire
dalla cruna del Dio interiore,
qui il proposito è scritto,
ma manca dell'ultimo tassello
scorro in memoria primavere
disegnate su carta carbone,
dove spiccano immagini lucide
e poche parole imbalsamate
presente è un tempo vago
d'emozioni che si infrangono,
passate dal brivido all'espresso,
dall'amore a un fugace amplesso
cosa resterà in questa sera
finita la birra e l'autostima?
un pugno di se, tra la polvere,
e un cassetto dentro il sogno
portami con te indifferenza
nel cercare quel mio binario,
ma prima d'un lento avvolgersi
rubami lo spregio dagli occhi
Fermo il movimento
per sentire i treni
dal cavalcavia dei giorni
le sette e venti
nei miei vigili sogni
un numero tra i tanti
sollevo il mattino
per vederlo adesso
come non ho mai fatto
siedo sul mondo
e ordino al cielo
un bicchiere di sete
Fissavo il punto interrogativo
sul muro che m'era opposto
quando apparve un intruso
raggio caldo che nascosi
dietro un mare di velluto
per non scalfirti il sogno
unico frangente di quiete
che non sa essere impuro
lo proteggerò dall'avverso
vicino al sentimento vero
sbircio l'alba senza disturbare
il mio corpo che dorme
Stridono le ossa dei muri
dentro istanti spavaldi
mirati a soccombere
nella logica degli eventi
dalla parete cadono i giorni
spogliati dai brividi
nel volteggio inquietante
sulla macchina da scrivere
parole drogate d'emozione
nel tetro notturno
per illudere un ascoltatore
autore delle proprie sventure
racconti alla luna ad asciugare
pieni d'ignote smagliature
che l'ideale quotidiano
soffoca al primo respiro
passivo seguitando il sentiero
che dolo porta a dolore
nella scala di pianoforte
vivo in quel tono mancante
Cola di nero l'infanzia
fissando lo scatto prezioso
un breve eterno ricordo
appeso a quella gonna
Vivo è l'odore di lei
nei frangenti importanti
la bussola nel buio
luce dei miei porti
con lo sguardo a gattoni
una donna è sbocciata
senza confidare sui dubbi
che il suo sangue nutriva
Sento l'assenza più forte
nei traguardi raggiunti
perchè urla in quei momenti
il bisogno di toccarti
vorrei tanto farti arrivare
queste parole sempre taciute
t'osservo fiera ogni mattina
truccando i tuoi lineamenti
S'appoggia con grazia
la fredda puntina
donando un sax
alla quieta penombra
l'uomo nero sprigiona
romanzi di periferia
dove i treni spariscono
come stelle a pelo d'erba
la pioggia ballerina
sfoca le insegne
confonde un amplesso
dal grigio condominio
una sigaretta rosseggia
sull'incrocio d'un balcone
lascia alle onde di fumo
gli occhi della notte
quella parvenza figura
che triste non guarda
regge gli ultimi attimi
di una vita passata
Amato destriero
compagno fidato,
in te mi ripongo
ogni falso abbaglio,
quando sembra luce
quella breve illusione
che per debolezza
cerca di uscire,
ma solo nel dubbio
resta il ricordo
d'un gesto diverso,
scacciato pensiero
sul sonno sdraiato,
dal basso del cielo
ti vedo e sorrido,
dentro il mio vanto
risplendi silenzio,
fino l'ultimo respiro
sei tutti i colori del nero
Ricamo di domande quest'indugio
prima d'osare un altro passo
appeso al ricordo prematuro
che di terrore l'aveva dipinto,
tra fili di maglie d'argento
sono impigliate quelle stagioni
dove bassi volavano gli umori
confinati in questi umidi muri,
un luna park di sensazioni
profumano vive nella mente
rendono nitidi gli aloni
posteri dalle umane sembianze,
il timore divenne necessità
d'avere quel rifugio imperfetto
che questa bugiarda libertà
destina al mittente cassetto
Scorrono le dita nei riccioli
d'un ottobre già stanco,
quando un viale anonimo
segna il nome dell'incontro
Un ciao che ferma il mondo
tiene il fiato nel respiro,
mentre la memoria solletica
dietro una foglia che passa
L'istinto libera futili parole
come due amici sulle scale,
e nulla porta quel sorriso
di risposte ormai sepolte
La nostalgia avvolge la pausa
che segue l'attimo di cortesia,
dove quel bacio al rallentatore
ritrova nel profumo un brivido
L'autunno suona il violino
nell'ultimo affilato sguardo,
quando ciò che ho creduto
resta interessante crederlo
Guardo la traccia
del mancato sorriso
il rossetto sbavato,
l'ultima goccia
di una pozzanghera
si scioglie sul tocco
bagnato d'inganno,
come lieve carezza
sotto al campanile,
dove l'incanto
dentro i tuoi occhi
è tutto nel solo
pensiero d'un altro
Il calamaio colmo di noia
freme nell'essere intinto
sul manto ignorato,
stanco di contare
in sbieca angolazione
i tarli nelle fessure,
quando notte si corica
sul ventre dello scrittoio
scende il sole dall'abbaino,
rifulge polvere sulle idee
morsicate nel retro
del cupido d'inchiostro
Sguardo ferito di pioggia
sui tetti rimasti,
dai vetri, rimorsi confusi
sento il dubbio sorriso
nei vicoli giorni,
un vociare di sassi
migro oltre la linea
dei bianchi discorsi,
gli orizzonti perplessi
freno l'abisso di collera
su quel punto lontano,
a sud del mio naso
Cocciniglia
Ogni goccia che cade
sfalsa un'attesa
macchia il senso del tempo
che il silenzio corrode,
la squallida vasca
è quel palcoscenico
che il pittore astratto
un'opera ha inciso,
lo specchio graffiato
invecchia l'immagine
che da quando conosce
ha sempre concesso,
dalla finestra chiusa
sporge un davanzale
dove appoggia il ricordo
dell'ultima vita,
cresciuta in questa stanza
a vegliare sulle grida
finchè il danno la spense
col colore del sangue
Una sola vampata
Questa è la fine
degli angeli folli
pallidi stracci
imbevuti di benzina
Danza il silenzio
sulla corda appesa
sfugge la presa
al muto testimone
Nella breve distanza
sfrega una vita
accende il dilemma
di chi resta intorno
Le pagine bianche
hanno un loro fascino,
puoi riempirle di fantasia
con del nero d'inchiostro,
o lasciarle così candide
dentro un scrigno colorato,
per non rischiare
qualcosa di diverso
da come ti sei immaginato
Le pagine bianche
sono il crocevia
tra chi siamo
e chi rinunciamo d'essere,
perchè non è coraggio
crearsi aspettative,
ma fuggire dal sogno
è assai codardo
Un sospiro butta fuori il magone,
ma non spegne la candela
Volti tersi senza menzogna
seguono dei gomitoli di vento
sotto il bocciolo d'una lanterna
Seduti sopra al silenzio
avvertono il tempo divenire eterno
nell'indaco velo della battigia
Distanti brusii oltre la collina
rammentano l'estate alla luna
colonna sonora della prima volta
Lungo quel brivido ignoto
sale alto un sospiro
che mai più sarà lo stesso
Cadono origami dal cielo
sulle iniziali d'un sentiero
vero come l'amore appreso
Suona a ritroso
il fischio del tempo
quando allo specchio
c'è un segno bianco
come ago riflessivo
smuove il resoconto
del passato immaginato
da diverso adulto
solo con te stesso
tracci il bilancio
per diventare maturo
o toglierlo soltanto
oggi
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